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20.03.2010
Calma ragazzi !
I grandi pensatori ai quali si riconosce una indiscussa statura morale sono soliti impartire una vecchia, semplice regola salvavita: imparare sin dalla nascita a controllare, a gestire i propri sentimenti, le proprie passioni, i ciechi slanci di cuore. Controllare i desideri impulsivi avulsi dalla ragione, dalla riflessione. Più o meno questo è il consiglio che i grandi pensatori elargiscono nell’unico intento di guidare, di fare del bene all’umanità. Nello stesso tempo da un’altra parte del cosmo sento arrivare una voce disperata, incredula e scettica che chiede : ma allora? Allora che? Allora vuol dire che davanti a ogni passo non preventivamente studiato e meditato occorre fermarsi, inchiodarsi e riflettere. Sento sbocciare un amore e mi accingo a dichiararlo ma potrei trovarmi in chissà quale impiccio! La persona che sento di amare è veramente meritevole? E come reagirà alla mia offerta ? E sarà un amore durevole o durerà lo spazio di una stagione con tutto lo strazio della delusione, della frustrazione? Decido di arruolarmi e di partire per una guerra che condivido per motivi ideali o patriottici. Ma la causa merita veramente il mio sacrificio? Chi ne beneficerà realmente in caso di vittoria? Magari chi è restato a casa trarrà profitti e forse anche in caso di sconfitta! L’ideale è una santa bandiera ma ci si può rimanere soffocati… Vedo la possibilità di un buon affare, di un investimento proficuo. Ma ho visto giusto? Ho valutato attentamente, ho ponderato tutti i pro e i contro? Sì, potrei realizzare dei bei soldi ma potrei anche andare incontro alla catastrofe economica, alla miseria! Niente di più errato che essere precipitosi, farsi prendere dall’entusiasmo. Mi piace fare politica, vorrei attivarmi per un partito abbastanza vicino alle mie convinzioni, alle mie opinioni sul sistema di governo, su certi principi etici. Vorrei impegnarmi per qualche esito pragmatico. Per carità, senza tirare in ballo gli ideali. Già….. ma è opportuno esporsi politicamente, affrontare critiche, ostilità ? Ieri un anonimo, soltanto amici e conoscenti, al più un nemico per ragioni di condominio. Oggi – uscito allo scoperto – difronte a te hai l’esercito dei rivali, degli oppositori, pronti a tutto, anche a scavare ferocemente nella tua vita privata. Sì, hai i tuoi compagni, quelli che stanno dalla tua parte ma a patto che non raccogli troppe medaglie, troppi consensi. Perché il tradimento sta subito dietro l’invidia. E allora ragazzi, calma. Calma e sangue freddo, come recita lo stupido ma saggio popolino facendo eco ai sommi pensatori di cui all’inizio. Prima di muoversi, riflettere, esaminare tutte le opzioni, documentarsi; se necessario fare una lunga pausa e poi riprendere. Ci vorrebbe un GPS come quello che usiamo per seguire un percorso stradale senza perdersi. Un GPS che ci dica qual è la persona giusta di cui innamorarsi, l’occasione giusta per arruolarsi, l’affare giusto in cui tuffarsi, il momento opportuno per abbracciare la politica. Chissà, forse un domani inventeranno anche un apparecchio del genere. Ma per intanto, ripeto, calma!!!
12.03.2010
Massime
* Dal tema di un bambino di terza elementare : " Ho sentito che lo Stato è pieno di debiti. Io credo che per uscire da questa situazione dovrebbe aumentare il prezzo della benzina, il bollo sulle patenti e il ticket sulle ricette ". * La memoria digerisce solo i cibi indigesti. * I pulpiti e i palchi, in genere, riescono a sostenere non più di due tre persone. * L'analfabetismo è l'investimento più prezioso per un Paese in degrado. * Il trapianto degli organi è solo il primo passo verso il trapianto delle idee. * Con lo stomaco più piccolo e il cervello più grande, il corpo umano sarebbe stato veramente perfetto.
21.07.2009
Paradisi
Insomma, ci sono i paradisi fiscali e ci sono i paradisi penali....
26.04.2009
Sono un razzista?
Se qualcuno mi chiedesse se sono un razzista, risponderei senza esitazione : sì, sono un razzista! La linea del mio discrimine non è affatto accidentata. E' semplicissima. Io divido l'umanità, tutta l'umanità, in due grandi eserciti: da una parte le persone oneste, laboriose, pacifiche, con qualche libro in casa, sostanzialmente rispettose delle leggi del paese in cui vivono, sostanzialmente puntuali nell'assolvere gli obblighi assunti. Dall'altra parte ci sono i violenti, gli assassini, i mafiosi, i drogati, i truffatori, i corrotti e i corruttori, i pedofili, gli sfruttatori, i nullafacenti per vocazione, i mercenari. Ecco, il mio razzismo è rivolto unicamente verso quest'ultimo esercito. Vi esorto a non voler scendere eccessivamente nei dettagli puerili, ideologici, religiosi. Non sto parlando dei buoni e dei cattivi; dei santi e dei reprobi. Sto parlando esattamente ed esclusivamente delle categorie sopra elencate. E parlo di individui che appartengono all'una o all'altra schiera abitualmente, in modo permanente, come forma mentis radicata, come personalità affermata e costante. Non parlo di sfumature, di cavilli, di angolazioni: parlo di caratteri macroscopici, senza alcuna possibilità di dubbio. A questo punto credo sia ben chiaro in che cosa consista il mio razzismo: l'etnia, il colore della pelle, la religione, la politica, non c'entrano niente. E non tiratemi fuori la stronzata degli alibi : cioè della cultura, delle tradizioni, delle vicende storiche. Chiunque tu sia, dovunque tu sia nato, puoi essere una persona retta , idonea a convivere con le altre persone rette in qualsiasi parte del mondo e puoi essere un delinquente idoneo a convivere solo con gente della tua specie.
01.04.2009
Poesia in cantiere
Scrivo in pantofole viluppi di nostalgie accorate riflesse negli istanti dell’oggi acuto, essenziale. Mi accuso e mi assolvo con arringhe estenuanti, facili da confutare agli occhi morali del cielo e della terra. E tuttavia riemergo lenito da innocue passioni e salgo sul podio per dirigere ancora una vita sparuta e drogata. Agonizzano intanto le stagioni migliori. Abilmente cerco di eludere i passi, l’umore infierisce e i rimedi spartani non bastano a salvarmi dal vuoto che, con gesti apparenti, incombe. Scaccio l’inevitabile spazio che mi separa dagli altri, da nessuno. Ma non piango, anzi gioisco di questa deriva, di questa melma che mi immobilizza di questa variopinta inconsistenza. E’ una gioia infondata, lo so, ma temo il futuro più di quanto non tema il passato. E cancello….cancello….
26.03.2009
istantanee
La mia costante preoccupazione è quella di non apparire più miserabile di quanto non lo sia in realtà Nei paesi dove vige una sorta di democrazia isterica è opportuno che gli emolumenti corrisposti agli esponenti politici siano di una certa consistenza.
09.12.2008
Quando uno non ce la fa più
Quanta gente è stanca della vita, non ce la fa più per un motivo o per un altro ( soldi, amore, salute, carriera, disonore ). Ma molta di questa gente quando decide di farla finita, vuol farlo in compagnia, vuole che altri partecipino a questo evento, che siano coinvolti. Perché? E’ abbastanza semplice. Chi decide di morire senza coinvolgere altri non nutre rancore verso la collettività, non ritiene che altri debbano pagare per la sua disgrazia. Insomma gli altri non c’entrano. Invece chi decide di coinvolgere è perché è animato da sentimenti di vendetta verso tutti coloro che lo circondano, nessuno in particolare. Ritiene, in sostanza, che tutti abbiano tramato contro di lui in un modo o nell’altro. Il caso classico è di colui che, drogato, ubriaco o completamente lucido ( relativamente parlando ) si schianta con il suo mezzo contro altre macchine o investe uno o più pedoni. Dipende dal livello del suo desiderio di vendetta. Altro caso frequente ( specialmente in America ) è il tizio che si mette a sparare sulla folla. Il fatto, poi, che questi individui non muoiano o non si suicidino nel momento stesso in cui commettono il fatto è una questione di scarso rilievo. Costoro sanno che, dopo il massacro, se sopravvivono, non avranno più possibilità di risalita; ormai hanno decretato la loro fine; sarà una continua discesa verso l’inferno anche se le leggi saranno clementi perché cieche difronte al reale motivo che ha provocato il disastro ( nel caso di un incidente apparentemente involontario ). Chi ha deciso di morire coinvolgendo e non ci riesce al primo tentativo, qualora libero di circolare, ci proverà ancora e ancora, mietendo altre vittime e alla fine eliminando se stesso. Chi non avrà l’alibi della involontarietà si spegnerà in carcere o in manicomio. Cioè morte civile, il che più o meno è la stessa cosa. Una mia conclusione a quanto precede è l’inutilità di insistere nell’inasprire le pene per coloro che guidano in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe : per costoro essere puniti duramente o meno è indifferente; per costoro la vita non ha più scopo e in un modo o nell’altro cercheranno di perseguire il loro progetto fatale ( possibilmente coinvolgendo terzi innocenti !). Intendo dire che non è lo spettro della pena che li può fermare : la loro strada è obbligata, è senza ritorno. I rimedi ? Allo stato non ce ne sono e per tutti noi che non siamo stanchi della vita resta il problema di essere esposti a questa fatalità, a questa roulette macabra in ogni momento della nostra giornata.
20.10.2008
Scusi che lavoro fa?
Come si pone la gente ( la nostra gente intendo dire ) nei confronti del lavoro? Ossia come lo accetta, come reagisce, come lo svolge? Mi permetto di fare alcune osservazioni riguardo a due categorie in particolare: i commercianti/piccoli imprenditori e i lavoratori dipendenti. Tralascio un’altra categoria e cioè quella dei liberi professionisti perché riguardo a costoro francamente non saprei dire. E’ gente del tutto particolare e in tempi di vacche magre è molto difficile decifrare la loro reazione. I primi lo sappiamo: quando gli incassi cominciano a diminuire, insomma quando “ non fanno l’incasso” si agitano, smaniano, diventano scontrosi con tutti, con gli amici/familiari e purtroppo anche con i clienti. Dico purtroppo perché il loro atteggiamento scontroso non fa che peggiorarne la situazione. I dipendenti. Questa è una categoria che conosco molto bene perché io stesso ho lavorato sotto padrone per molti anni. Praticamente per tutta la vita. Ebbene in costoro ho notato il seguente comportamento: quando le cose vanno bene, quando c’è lavoro e l’economia tira, il lavoratore è scontento perché in tale situazione favorevole vorrebbe godere di una fetta di torta più sostanziosa. Vuole strappare al padrone il più possibile sapendo che i suoi guadagni si stanno incrementando. E anche quando il padrone è lo stato il discorso non cambia di molto. Essi guardano con invidia a coloro che grazie alla possibilità di elasticizzare i guadagni migliorano i consumi. Il punto di riferimento dei lavori dipendenti è la massa degli altri, di quelli che adeguano più velocemente il loro tenore di vita. Ma il malumore, la rabbia, lo scontento si impossessa del lavoratore anche quando le cose non vanno bene: quando c’è crisi, stagnazione, recessione, tutte queste belle cose su cui i grandi maghi e soloni dell’economia si accapigliano pietosamente. In questo caso gioca l’incertezza del futuro e la protervia del padrone; una miscela davvero esplosiva. Conclusione: per il lavoratore dipendente non c’è pace; come va va è sempre costretto a portare la croce del malcontento.
15.08.2008
DONNA
Che strano l'universo femminile: logico e irrazionale al tempo stesso. Buona, crudele, generosa, ostile, frigida il venerdì , sabato sesso. Difficile per l'uomo districarsi in questa giungla di contraddizioni, è vano interrogare, interrogarsi. Fin quando non si rompono i cordoni e l'uomo è stanco di portar la soma di un essere il cui codice segreto non sta neppure scritto nel genoma, un essere che fa regina e re, che vive in un suo mondo amaro e lieto. Ma c'era lei sull'arca di Noè ?
05.08.2008
La storia
Ma ancora abbiamo bisogno di storia? Ancora non abbiamo capito come siamo fatti e come sempre saremo noi italiani?
22.06.2008
Pensare alla morte?
Come sempre i fanatici sbagliano. Si tratti di fanatici religiosi, politici, sportivi ecc , sbagliano sempre! La virtù sta nel mezzo dicevano i grandi antichi, quelli che hanno civilizzato il nostro mondo occidentale. Prendiamo per esempio l’evento della morte. Ci sono i soliti fanatici i quali suggeriscono che non bisogna pensare ad altro. Magari abbinando questo memento all’idea del peccato, della penitenza, dell’astinenza e via discorrendo. Niente di più sciocco ed esaltato. Ciò significa che non bisogna pensare alla morte? Anche qui niente di più sciocco : come si può eludere l’unica realtà veramente ineliminabile? Coloro che dicono che bisogna assolutamente rimuovere la morte dai nostri pensieri sono essi stessi dei fanatici. E allora? E allora dico io che sì, alla morte bisogna pensarci ma non quando stai godendo nel letto con il partner, o stai gustando un piatto di fettuccine ai funghi, o stai leggendo una poesia o un romanzo stimolante ( che eviti cioè di insistere sulla morte, sfiorando semmai l’argomento). Insomma lasciare da parte la morte quando stai sperimentando il lato bello della vita. Poi di tanto in tanto raccogliersi, meditare e dedicare un attimo alla conclusione ineluttabile di ogni essere umano. Sostanzialmente allenarsi, prepararsi ad accettare questo spiacevole incidente del nostro passaggio sulla terra.
21.03.2008
Alitalia now
Alitalia: una vicenda avvincente, di supremo interesse perché in essa c’è la vicenda passata e futura dell’Italia stessa. Non so se quello che sto scrivendo l’ha già scritto qualcun altro. Non importa, io voglio riscriverlo con le mie parole. Dunque Alitalia: una delle tante storie cominciate con il paese democratico, repubblicano, costituzionale. Prima non sarebbe potuta cominciare; sarebbe stato impensabile. Era un altro pianeta, almeno qui da noi. Il mercato era chiuso, mostruose potenze economiche come la Cina e l’India non esistevano, né esistevano i terribili movimenti migratori e comunque le frontiere non erano dei colabrodi. Ebbene sono passati settanta/ ottant’anni e la situazione è irriconoscibile. E alla luce di quanto è avvenuto siamo al redde rationem. Si cerca di rivedere la politica energetica ma è troppo tardi; si cerca di rivedere le regole della politica ma è troppo tardi; si cerca di recuperare sui mercati ma è troppo tardi.Si cerca in qualche modo, disperatamente, di salvare Alitalia ma è troppo tardi.Si cerca di salvare l’Italia ma……..Chi ci assorbirà, chi ci annetterà? Naturalmente non parliamo di eventi a breve ma di cicli storici. Ecco perché la Francia si intestardisce tanto a voler trattare l’acquisto della nostra compagnia di bandiera. Ed ecco perché le regioni del nord invocano tanto il federalismo e vagheggiano addirittura il separatismo e perché non vogliono smantellare Malpensa. Perché hanno fiutato il tragico decorso della nostra penisola.La Russia si è tirata indietro dalla gara; di Alitalia non ne vuole più sapere. In realtà non è interessata all’Italia stessa e non potrebbe essere altrimenti. La Francia, invece, al tempo dei papi qui da noi era di casa e così la Spagna e così l’Austria ( ma potremmo dire la Germania ). Gli eserciti di queste nazioni facevano il bello e cattivo tempo lungo tutto lo stivale. Non dimentichiamo poi la crescente presenza di altre etnie, milioni di individui che si stanno radicando sul nostro territorio, che acquisiscono diritti e partoriscono prole. Che in definitiva mirano ad avere anche un ruolo politico nel paese. In sostanza ci troviamo fra l’incudine e il martello : da una parte i flussi migratori disordinati ma sempre più agguerriti e dall’altra i paesi confinanti con assetto più stabile, più solido sotto l’aspetto politico e quindi economico.Torniamo per un momento all’affaire Alitalia : a che pro salvarla con i soldi di noi contribuenti al solo scopo di prolungarne l’agonia? Mi viene da pensare allo scontro in atto fra chiesa e talune forze laiche a proposito del diritto di chiedere di staccare la spina. Nel nostro caso i sindacati rappresenterebbero la chiesa e i pragmatici del mercato le forze laiche.Ma il messaggio, in realtà, potrebbe essere questo: stringiamoci intorno ad Alitalia, mettiamo mano al portafogli e salviamo la nazione!
01.03.2008
Le colonie del futuro
Stamattina in qualche giornale si parlava della popolazione carceraria in America: i dati ufficiali riferiscono di un numero di detenuti pari all’1% della popolazione, un numero che percentualmente porrebbe gli Stati Uniti al primo posto in graduatoria, anche prima di Cina e Russia ( benché non si abbiano dati ufficiali riguardo a queste due realtà carcerarie ). E allora sulla scorta di questa notizia, il mio pensiero si è soffermato su quanto accadeva nel Settecento, quando i grandi imperi coloniali ( in primis Francia e Inghilterra ) avevano bisogno di popolare le loro immense colonie d’oltremare. E che cosa si inventarono? Presero i loro detenuti – uomini e donne – e li deportarono in quelle terre, affinché si moltiplicassero e colonizzassero. Sappiamo bene che oggi sul nostro pianeta non c’è più posto per operazioni del genere e allora mi sono chiesto che fine faranno i milioni di carcerati di America, Russia e Cina. Senza contare quelli di altri paesi, sparsi un po’ dovunque. Io credo che oggi i governi, anche quelli delle nazioni più civilmente avanzate, sopportino di malavoglia l’onere della gestione delle carceri ; le quali si fanno sempre più affollate mentre i cittadini chiedono perentoriamente sicurezza e riduzione delle tasse. Dunque costruire altre carceri? No. Concedere indulti e amnistie? No. Urge, pertanto, una soluzione del problema. Ma una soluzione che rientri ovviamente nei canoni di un’etica almeno apparentemente umanitaria perché oggi il mondo – il nostro mondo evoluto – non potrebbe più sopportare stermini di massa e roba del genere. A mio avviso l’unica via di uscita è la colonizzazione dello spazio, cioè di altri pianeti. La necessità di reperire nell’universo dei mondi dove in qualche modo siano possibili altre forme di vita rientra anche nel disegno di collocare utilmente la popolazione carceraria, proprio come avveniva tre secoli fa. Rimarrebbe tuttavia il problema della vivibilità in certe atmosfere così diverse dalla terra. Oltre alla mancanza di acqua, ecc. Nessuno sa esattamente a che punto siano i risultati delle esplorazioni. Alcune cose trapelano ma altre – probabilmente le più importanti e concrete – rimangono top secret. Una cosa è certa : i vari governi dovranno sostenere spese enormi per consentire un minimo di vivibilità su altri pianeti del nostro sistema. Ma il gioco potrebbe valere la candela, nel senso che appena iniziato il flusso quasi l’intera umanità delle carceri potrebbe essere trasferita chi su Giove, chi su Marte, chi su Saturno e via dicendo. Ma non è finita qui. Parallelamente alle esplorazioni spaziali un altro tipo di ricerca sta facendo incredibili progressi ; quello relativo alle clonazioni., allo scambio di organi da umano ad animale e viceversa. Non ci vuole molto a capire che per un ibrido, per una creatura “ composita “ la vita su un altro pianeta potrebbe essere compatibile. E allora il successivo passo sarebbe solo quello di convincere i predestinati ad accettare il trattamento. E i mezzi – psicologici e non – potrebbero essere tanti…..
04.12.2007
Perchè tanti naufragi
Quanti sono i matrimoni che naufragano? Tanti, forse la maggior parte, stando almeno alle statistiche ( le quali, intendiamoci, non sono da prendere come oro colato). Facciamo l’ipotesi che un matrimonio naufraga perché lui si “ allontana”. Del resto l’ipotesi che sia lei ad allontanarsi non si discosta molto dal quadro precedente. Dunque quando la moglie ha la certezza – o solo la sensazione - che qualcosa non va, in genere reagisce con violenza. Poche sono coloro che cercano di riflettere, di analizzare i fatti, di procedere con freddezza e, se possibile, affrontare un dialogo. Bisogna, purtroppo, dire che il dialogo non serve a nulla se davvero la situazione è pregiudicata. Il dialogo, invece, può servire se la situazione è ancora in bilico o se,addirittura , la sensazione della moglie è del tutto infondata. Dunque, la moglie in genere reagisce con rabbia e violenza e quindi non è assolutamente in grado di sviluppare un qualsiasi processo di autocritica. Si ritiene vittima sacrificale e basta. Tutte le colpe ricadono sul partner. Se qualcuno dovesse chiederle : signora, lei ritiene di avere qualche colpa per quanto succede? Ebbene è rarissimo che la moglie, sconvolta dall’odio, possa riconoscersi qualche colpa o difetto. Madre esemplare e moglie esemplare. Cosa significa? Intanto madre esemplare è una cosa e moglie esemplare un’altra cosa. Una donna può essere una madre esemplare e una pessima moglie. Anzi, spesso le due cose ( madre e moglie ) sono in totale conflitto. Quante donne dedicano ai figli tutto il loro interesse, il loro amore, il loro tempo e trascurano vergognosamente il marito? Poi quando succede l’irreparabile urlano, piangono, inveiscono ed esigono risarcimento. Solo perché sono state madri ineccepibili. Chiaramente ciò non significa che bisogna trascurare i figli, che non bisogna amarli. E’ una sciocchezza. Ma bisogna dedicare loro la giusta porzione. Non devono divenire l’unica missione, l’unico scopo di vita. Guai poi a recriminare! Moglie esemplare. Cosa significa? Significa semplicemente moglie che non tradisce? Che assiste il marito se ammalato? Che lo accompagna nelle vacanze? Che gli porta i vestiti in tintoria e gli prepara i pasti? Ma stiamo parlando di una badante o di una moglie? Io direi che è meglio una carezza, una battuta gentile e amorosa, un gesto erotico, una sorpresa, un consiglio intelligente- cioè non banale, scontato – una difesa coraggiosa contro pericoli esterni, un genuino interessamento a problemi di lavoro che lo possano angustiare; ecco, meglio tutto ciò, che una infinità di ottimi spaghetti al ragù. Potrebbe sembrare un discorso maschilista ma non lo è. Il mio discorso è speculare. Ci sono mariti per i quali il lavoro, la carriera, l’ambizione occupa il primo posto : sbagliato! Ci sono mariti che non si lasciano sfuggire un’occasione per “ diversificare” : sbagliato!! Ci sono mariti per i quali difronte a un incontro di calcio tutto il resto scompare: sbagliato!!.
18.08.2007
Gli animali meglio dell'uomo?
Gli animalisti amano dire che l'unica vera belva sulla faccia della terra è l'uomo :la sua ferocia non ha niente a che vedere con la dignitosa moralità delle bestie, dall'animale che incute più timore all'ultimo degli insetti.
Io avrei qualche dubbio in proposito.
Infatti gli animali non di battono solo per procurarsi il cibo, cioè per la semplice sopravvivenza ms scatenano la loro aggressività anche per accaparrarsi un territorio e per avere il controllo sulle femmine del branco. Insomma lottano anche per una questione di potere, cioè esattamente come fa l'uomo.
09.06.2007
Potrebbero farne a meno
Vi dico la verità: se io fossi un capo di stato e decidessi di andare a far visita a un altro capo di stato e sapessi che quest'ultimo, per proteggere la mia incolumità, fosse costretto a mobilitare esercito, polizia, carabinieri, servizi più o meno segreti, ebbene, io col mio carattere, me ne starei a casa. Voi potreste obiettare che nel paese ospite molti gradirebbero la mia visita. Ma io vi rispondo : voi ci andreste a trovare un amico, un parente, sapendo che in quella certa casa alcuni vi sono ostili e magari sarebbero anche capaci di aggredirvi? Io, col mio carattere, non ci andrei. Ecco perché non riesco proprio a capire tutte queste visite e contro visite di capi di stato con dispiegamento di forze anti sommossa. Ma perché costoro non si incontrano, per esempio, in un'isola in mezzo all'oceano appositamente attrezzata, con tutti i comodi, i lussi e apparecchiature all'avanguardia per far sì che il mondo intero possa virtualmente partecipare all'incontro? Eppure c'è da supporre che i capi di stato siano persone intelligenti ( chiaramente abbiamo e abbiamo avuto esempi che suscitano forti perplessità al riguardo ) e allora perché insistono in questi atteggiamenti che a me sembrano irrazionali? Voi potreste obiettare che uno stato dove vige la democrazia non può subire il ricatto di facinorosi, di sobillatori, di disobbedienti. Certo, i principi democratici sono i principi democratici ma bisogna anche dare uno sguardo ai numeri : se coloro che manifestano contro la visita sono una esigua minoranza allora d'accordo, ma se sono fifty fifty o addirittura la maggioranza, beh,forse allora sarebbe il caso che i capi di stato decidano di incontrarsi sulla famosa isola in mezzo all'oceano o, ancora meglio, in una stazione aerospaziale. Io personalmente non ho nulla contro le visite dei capi di stato ( tranne che non si tratti di un tiranno sanguinario ) ma quando sono costretto a muovermi fra due ali di blindati e di agenti in tenuta di guerra, quando i mezzi pubblici sono bloccati e quando rischio di trovarmi coinvolto in una rissa, beh vi dico la verità...
08.06.2007
Il mio razzismo
Ci terrei a mettere in chiaro che la linea del mio discrimine in fatto di razzismo non è determinata dal colore della pelle o dalla provenienza geografica di chicchessia.
E determinata unicamente dal grado di intelligenza dellindividuo : una persona è stupida? Ebbene nei confronti di quella persona io nutro veri e propri sentimenti razzisti. Una persona è intelligente ? Ebbene nei confronti di quella persona io esplico la massima apertura e dimostro la massima stima, quale che sia il colore della pelle o quale che sia il paese da cui proviene.
E chiaro che quando dico intelligente intendo fare riferimento anche agli aspetti morali. Un criminale intelligente non mi interessa : sarà anchegli oggetto del mio razzismo.
Voi obietterete che io giudico una persona intelligente o meno in base a un mio codice personale, a miei criteri ecc.
Ebbene sì, cosa cè di male?
Sicuramente il mio discrimine è molto più intelligente e sano e razionale rispetto al razzista che discrimina in base al colore della pelle o alla razza.
28.04.2007
Libera chiesa in libero stato
Libera chiesa in libero stato. Chi è che disse questa stronzata tanti anni fa? Non lo ricordo. Ma forse voleva solo essere un ideale, un'utopia. Oggi finalmente abbiamo il quadro completo della situazione. E non parlo solo della religione cattolica ma di tutte le religioni, di tutte le chiese. Le chiese sono anche istituzioni politiche e come tali vogliono la loro fetta di potere se non il potere assoluto. Per quanto riguarda casa nostra l'editoriale di Scalfari su Repubblica ( 30.9.2005) è eloquente: è giunto il momento di far sedere in parlamento anche i vescovi. Difronte alla realtà sono veramente patetiche le proteste degli oltranzisti cattolici che reclamano semplicemente la facoltà della chiesa di esprimere pareri, di indirizzare i credenti, ecc Voi direte: ma allora facevano bene i regimi comunisti a chiudere le chiese e cacciare i preti; e facevano bene i lungimiranti imperatori romani prima di Costantino? Ognuno si dia la risposta che crede alla luce dei fatti e delle roventi polemiche di questi giorni.
28.04.2007
Relativismo e dogmatismo
Confesso che non sono riuscito a cogliere l'esatto significato della parola �Relativismo�, una parola che oggi va tanto di moda. Ho anche consultato un dizionario filosofico ma la idee mi si sono confuse ancora di più. Una cosa però ho capito : alla chiesa cattolica il relativismo non piace e allora ( mi sono detto ) vuol dire che è qualcosa che fa a pugni con il dogmatismo su cui si basa gran parte della religione cristiana. Ebbene, siccome a me il dogmatismo non piace, probabilmente non dovrebbe piacere neanche il relativismo. Gli opposti li detesto. Sto chiedendo in giro se c�è qualcosa che stia a mezza strada fra il relativismo e il dogmatismo ma nessuno sa darmi una indicazione. Voi potreste aiutarmi?
03.02.2007
Non sono niente
Vi sono etero che sono intolleranti verso i gay e vi sono etero che riconoscono ai gay il diritto di essere gay. D'altronde bisogna dire che i gay non manifestano alcuna ostilità nei confronti degli etero. L'ideologia politica e religiosa è sempre caratterizzata da intolleranze, mentre i gay a quanto mi risulta non sono intolleranti nei confronti degli etero. Di contro gli etero sono spesso intolleranti nei confronti dei gay. In conclusione potremmo dire che la categoria gay è migliore della categoria etero? L'analisi è complessa. Cerco di fare qualche considerazione a braccio ( perdonatemi, non sono un sociologo, un antropologo, un giurista, un teologo; insomma non sono niente ). E' come sorprendere e sgridare un bambino che ne ha combinata una delle sue: se il bambino si mostra contrito e accetta il rimprovero ( magari astutamente fingendo ) tutto ok. Ma se il bambino reagisce e a sua volta contesta all'adulto un qualche peccato? Allora si crea una situazione di crisi fra l'adulto e il bambino. Ormai le teorie sull'infanzia nei paesi ricchi occidentalizzati dicono che il bambino deve godere della massima autonomia; che non lo si deve sgridare, punire, ecc altrimenti avremo un individuo frustrato e disadattato. La trasposizione di questo tema al caso dei gay/etero vi sembrerà infelice, lo capisco, ma abbiate pazienza. L' etero che discrimina il gay è come l'adulto che sgrida il bambino e come quest'ultimo finirà per covare un sentimento ostile, ribelle nei confronti della società depositaria. Si creerà una frattura a livello sociale simile alla frattura a livello familiare. La domanda finale che ora ci dobbiamo porre è: quale delle due linee seguire? Quella delle opulente società occidentalizzate dove il bambino viene educato all'insegna dell'autonomia e della libertà di espressione o quella delle società dove vige una educazione rigida e repressiva?
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